paese vista altoCastelli sorge ai piedi della catena del Gran Sasso a circa 500m di altitudine s. l. m. Il bosco di faggi che copre le pendici del monte Camicia termina con l'inizio del piano di S.Salvatore, così denominato da un fiorente monastero benedettino che lì sorgeva.

Una tesi controversa vuole che nel 1117 persino un pontefice, Pasquale II, si sia rifugiato nel monastero per sfuggire all' imperatore Enrico V. La notizia si basa su una bolla in cui lo stesso Pasquale II, grato dell'asilo che afferma di avervi trovato, fa dono al monastero di S. Salvatore di chiese, territori e privilegi.

Ai lati di questo piano scorrono due fiumi: il Leomogna ed il piccolo Rio che, scendendo impetuosamente dai monti, hanno corroso l'imponente muraglione su cui si trovano le case del centro.

Il nome "Leomogna" è, secondo molti studiosi, derivante dal fatto che Castelli era anticamente sede di un Lucumone (da cui appunto Leomogna), il principe delle città che costituivano la dodearchia etrusca. Castelli era già conosciuto ai tempi degli antichi romani come uno dei centri più fiorenti dell'Ager Atrianus. Ai tempi del feudalesimo, in particolare da prima dell'anno 1000 fin oltre il 1300, signoreggiano sulla regione di Castelli i conti di Pagliara. I Pagliara, una nobile famiglia di origine salernitana, che annoverò tra i suoi discendenti anche le figure di S. Berardo, santo protettore della città di Teramo e vescovo della stessa dal 1115 al 1122, e S. Colomba, una delle più note figure dell'eremitismo femminile abruzzese.

Nella prima metà del 1500, Castelli passò sotto il dominio del generale Ferrante Alarcon y Mendoza e dei suoi eredi; il dominio dei Mendoza aprì Castelli ed il commercio della sua ceramica al mondo della più alta nobiltà europea.

castelli chiesa san roccoLa chiesa si affaccia su piazza Marconi ed è intitolata a Gesù defunto, ma un antico evento miracoloso ha fatto in modo che essa sia nota al popolo come la chiesa della Madonna delle Lacrime.

Il portone di ingresso è contornato da un arco inciso sulla pietra che presenta ai due lati due tondini con volti umani, anch'essi incisi sulla pietra, probabilmente le raffigurazioni dei committenti.

Sopra al portone, c'è un timpano spezzato che contiene al centro una nicchia con la statua di S. Rocco. In alto al centro, in direzione del portone, un dipinto in ceramica di Pierino Gizzi raffigurante la Madonna.

All'interno della chiesa sono conservati un pregevolissimo affresco quattrocentesco, opera di Andrea Delitio, e due pale d'altare in ceramica (San Rocco e L'Annunciazione), frutto di un arricchimento più recente.

Il palazzo Antoniano, appartenuto al cardinale Silvio Antoniano, precettore di S.Carlo Borromeo e revisore della "Gerusalemme liberata" di Tasso, sorge sulla leggera salita intitolata appunto al cardinale (da piazza Marconi salendo verso il belvedere); sulla sinistra a pochi metri dall'inizio della via, potrete notare l'antico arco del portone di ingresso del palazzo e su di esso una incisione con la scritta "Hostium non ostium" (Porta non dei nemici) datata 1503, anno della morte del cardinale.

Nel cuore del centro storico, proprio ai piedi di una delle tre antiche porte del paese (oggi chiusa, ma individuabile nella bassa arcata da cui era un tempo costituita e che oggi ospita una piccola fontana), è il palazzo di Orazio Pompei, celeberrimo ceramista castellano, considerato il capostipite della tradizione ceramica nel paese.

Ad Orazio Pompei, infatti, appartiene la nota mattonella raffigurante la Madonna col Bambino (conservata al Museo delle ceramiche di Castelli), già vittima di un furto e poi miracolosamente recuperata. La mattonella presenta la firma del suo artista (ORO, diminutivo di Orazio) e la data di produzione, 1551. Parte della casa ospita oggi una bottega ceramica; in una piccola finestra è possibile leggere una incisione che recita "haec est domus Horatii figuli" ("questa è la casa di Orazio pittore").

castelli chiesa san giovanni battistaLa sua costruzione risale al 1601 e fu realizzata sfruttando i ruderi dell'antica abbazia benedettina di S. Salvatore.

La stessa scalinata, le due colonne e l'ambone, che si trovava sulla facciata e che ora è conservato all'interno della chiesa, sono appunto pezzi risalenti al monastero.

Sulla facciata, si possono notare la mattonella in pietra raffigurante un grifone (unico pezzo dell'ambone rimasto sulla parete esterna), le due nicchie sulle porte che racchiudevano due statuette in pietra, rubate pochi anni fa, e la testa virile, incastonata nella parte in alto a destra, di incerta provenienza; L'interno della chiesa, a pianta quadrata, è ripartito in tre navate, divise da quattro robuste colonne in mattoni.

Alla destra dell'ingresso è collocata una statua bronzea raffigurante la Vergine, risalente agli anni sessanta, realizzata dal professor Ricci.

Sulla parete destra, si trova la pala d'altare raffigurante la transazione della Santa Casa a Loreto, composta da mattonelle in ceramica; essa presenta l'iscrizione F. G. de C. P. 1647, che secondo una largamente condivisa interpretazione significherebbe "Francesco Grue de Castelli pinxit 1647". Con ciò si accerta che l'opera è uno dei lavori giovanili di Francesco Grue (1618-1673), primo dei grandi artisti della famiglia Grue. La pala d'altare è contornata da una cornice, anch'essa in ceramica, risalente alla stessa epoca.

Sempre sulla navata di destra, si trova la pala d'altare raffigurante il martirio di S. Mattia, di incerta datazione, contornata da una cornice realizzata da Arbace Rosa e Pierino Gizzi raffigurante immagini di santi.

Proseguendo a sinistra, si incontra l'altare di S. Eusanio, protettore del paese, presbitero di Siponto, odierna Manfredonia, martire a Furci. Secondo la leggenda, S. Eusanio compì un viaggio a Roma e si fermò in diverse località dell'Abruzzo tra cui Castelli. Qui il mito vuole che placasse un forte vento.

Il culto di S. Eusanio è attestato in Abruzzo dall'840, come testimonia un documento di Lotario, risalente appunto a quella data, ed è tuttora molto sentito e praticato con due feste annuali, il 12 maggio ed il 9 luglio. A Castelli sono conservate alcune reliquie del santo, nella statua stessa ed in uno scrigno ai piedi del dipinto. La pala d'altare è firmata V. Fuina e datata 1945; ai lati ci sono due formelle attribuite a Silvio De Martinis e risalenti al 1700.

L'altare centrale, in marmo, è sormontato da un crocifisso in legno e ceramica realizzato dal professor Gianni Grimaldi. Nella navata sinistra, notiamo la pala d'altare raffigurante S. Antonio, e poi quella raffigurante S. Michele arcangelo. Quest'ultima è un olio su tela, di ignoto artista abruzzese, risalente alla seconda metà del 1600, sul modello di Guido Reni. Essa è contornata da una cornice in ceramica, di epoca anteriore, raffigurante Santi e Patriarchi.

Tra l'altare di S. Antonio e quello di S. Michele, si trova uno dei pezzi più antichi custoditi all'interno della chiesa: la Madonna lignea proveniente dall'abbazia di S. Salvatore e risalente almeno alla prima metà del XII secolo. Grazie ad un recente restauro sono ora visibili sulla scultura alcuni segni della policromatura e doratura originali.

In ultimo, avvicinandoci all'uscita, notiamo una antica statua di fattura popolare raffigurante S. Antonio abate. La figura di questo santo è particolarmente importante nella tradizione castellana giacché S. Antonio è non solo il protettore degli animali, ma anche il patrono del fuoco, fondamentale nella produzione ceramica. Il culto di questo santo è tuttora molto sentito: ciascun forno per la ceramica, ancora oggi, è affiancato da una miniatura della statua, affinché S. Antonio protegga il processo di cottura e lo mandi a buon fine. La statua viene ogni anno esposta fuori dalla chiesa nel giorno della festività del Santo, il 17 gennaio, e si benedicono un grande fuoco acceso al centro della piazza e tutti gli animali, domestici ed agricoli, che si radunano attorno ad esso.

castelli chiesa san donatoDurante il periodo compreso tra 1477 ed il 1547, la piccola cona oggi dedicata a S. Donato venne affidata ad un monaco benedettino che ne realizzò l'ampliamento e l'abbellimento. Egli si rivolse alla nota famiglia dei Pompei, dalla cui fabbrica uscirono i mattoni maiolicati che adornavano il soffitto.

Quando nel 1616 fu deciso un ulteriore ampliamento, questi, insufficienti per coprire il nuovo soffitto, furono utilizzati per coprire il pavimento nella zona antistante l'altare. Ne sono arrivati a noi circa 250, di cui la maggior parte consunti; essi sono conservati nel museo delle ceramiche.

Il nuovo soffitto fu coperto con una nuova serie di mattoni con immagini ispirate a personaggi dell'epoca, figure religiose e motivi vegetativi e floreali. Risalgono tutti agli anni 1615, 1616, 1617, come si deduce dalle date esibite da alcuni di essi. Gran parte di essi si trova ancora in loco; solo alcuni sono conservati al Museo. Nel 1700, dietro l'altare maggiore, fu realizzato un affresco raffigurante la Madonna degli Angeli ed i Santi protettori del paese, S. Donato e S. Eusanio. E' a questo periodo che, probabilmente, risale l'intitolazione della cona a S. Donato; essa era, infatti, precedentemente dedicata alla Madonna, come è chiaro se si osservano i tanti mattoni che recano epiteti, immagini o simboli riconducibili alla Vergine.

castelli museo ceramiche esternoAperto nel 1984 all'interno di un antico convento di frati francescante del sedicesimo secolo, in quegli stessi locali che avevano ospitato dal 1906 l'Istituto d'Arte per la ceramica F.A. Grue. Il convento fu chiuso nel 1811 per decreto murattiano, tornò in funzione per circa 10 anni verso la metà del secolo e fu poi definitivamente chiuso secondo la volontà del governo Sabaudo.

castelli museo ceramiche chiostroDell'antico convento si conserva il chiostro, pressoché intatto, interamente affrescato con scene della vita della Madonna, riprodotte girando in senso antiorario, ad opera della scuola di Ubaldo e Natale Ricci di Fermo nel 1712. Tra una scena e l'altra sono inseriti 38 medaglioni raffiguranti Santi e Beati dell'ordine dei francescani.

Un recente restauro ha riportato all'austerità che caratterizzava l'originaria struttura dell'ambiente monastico. All'interno dei magnifici locali si è cercato di riassumere l'intera sostanza della maiolica castellana, la sua storia, la sua evoluzione, la sua creazione. A tal fine una prima sezione del Museo è dedicata alla descrizione dell'antico metodo di lavorazione, attraverso la riproduzione di strumenti, ambienti e tecniche che caratterizzavano la produzione ceramica nelle antiche botteghe. Si tratta di metodi che si sono conservati in maniera pressoché invariata a Castelli fino almeno al 1960, quando la produzione si è trasformata sulla scia delle nuove tecnologie.

castelli museo interno saleLe sale del piano superiore ripercorrono in senso cronologico la storia della maiolica castellana, a partire dai più antichi frammenti (XV sec.), passando per le varie produzioni cinquecentesche, tra cui il primo soffitto della chiesa di San Donato e le opere della fabbrica Pompei, proseguendo con le elaborazioni seicentesche in pieno stile compendiario, per finire con i capolavori del Settecento, che resero grande il nome di Castelli in tutte le più importanti corti d'Europa, ed i lavori dell'Ottocento, resi più semplici e lineari dalla crisi che nel corso del secolo investì il mercato della ceramica.

Due nuove sezioni ospitano le produzioni ceramiche di epoca contemporanea ad opera di autori che hanno segnato in maniera evidente la storia dell'arte italiana; così accanto alla modernità di Giorgio Saturni, Roberto Bentini, Gino Marotta, spiccano la magnifica collezione "Il Gran fuoco" del futurista Aligi Sassu, un ensamble di sculture e ceramiche recentemente donate alla città di Castelli.

castelli liceo artisticoAperto nel 1906, l'Istituto Grue è una delle scuole più antiche della regione Abruzzo, ed ha conservato nella sua lunga storia, di oltre un secolo, tutto il pregio ed il prestigio di scuola valida ed apprezzata in tutta Italia.

L'intento per il quale essa fu fondata e che continua ad essere brillantemente perseguito è quello di studiare, conservare, preservare ed innovare la tradizione ceramica castellana, intento per il quale si sono succedute all'insegnamento ed alla direzione alcune personalità eminenti nel campo dell'arte italiana, che hanno portato la scuola a vette altissime della qualità e della fama.

Tra i segni tangibili dell'eccellenza dell'Istituto Grue va senz'altro annoverato il complesso del Presepe Monumentale, composto da 65 statue realizzate tra il 1965 ed il 1975. Ideato e appassionatamente voluto dal preside Serafino Mattucci, esso fu concretamente realizzato da studenti ed insegnanti, tra cui spiccano le personalità di Roberto Bentini e Gianfranco Trucchia. Il complesso, squisito esempio di arte contemporanea che ancora oggi a distanza di quasi 50 anni mantiene intatta la sua straordinaria carica innovativa, è stato esposto, oltre che a Castelli, a Roma, Betlemme, Gerusalemme e Tel Aviv.

castelli raccolta internazionale arte contemporaneaAperta nel 1986 ed ideata dal Preside Vincenzo Di Giosaffatte, la Raccolta si compone di oltre 500 opere, donate nel corso del tempo da oltre 350 artisti provenienti da tutto il mondo. Ospitata nei locali dell'Istituto Statale d'Arte F.A. Grue, la "Raccolta-Museo è nata e si è sviluppata come espressione d'arte legata alla particolarità di un materiale, la ceramica, ed è naturalmente scatenata dalla realtà locale che da più secoli, per fortunate vicende, si dedica a tale produzione" (V. Di Giosaffatte).

La Raccolta funge non solo da collegamento tra la maiolica castellana e la produzione ceramica nel resto del mondo, ma anche da ponte tra l'attività didattica svolta nell'Istituto e l'universo dell'arte nel quale gli studenti vengono introdotti.

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